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INSALATA CAPRESE SULLE FRISELLE

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Non è certo una mia invenzione, ho solo mescolato un po’ ..le carte.

Sapete tutti cosa sono le “Friselle”:

un pane secco a rondelle, lo trovate anche nei supermercati.

Tengo le friselle qualche minuto sotto l’acqua fredda, le asciugo e le rompo a grossi pezzi in una fondina, condisco con qualche goccia di aceto balsamico, e ricopro con pomodori maturi a pezzi, tonno, mozzarelle a fette, origano,basilico, sale e pepe, e per finire un ottimo olio extravergine d’oliva-

Lasciare insaporire una ventina di minuti e avrete un ottimo piatto unico estivo.

Per rendere tutto più “greco” potete aggiungere delle olive nere sminuzzate, altrimenti avrete un mix tra: caprese, niçoise e insalata greca, fate voi!

La frisella (o friseḍḍa, freseḍḍa, frisa nelle varie varianti pugliesi), chiamata anche “fr’sell” in napoletano è un tarallo di grano duro (ma anche orzo o in combinazione secondo varie proporzioni) cotto al forno, tagliato a metà in senso orizzontale e fatto biscottare nuovamente in forno. Ne consegue che essa presenta una faccia porosa e una compatta.

Preparazione

Pane 0010.jpg

L’impasto, ottenuto dalla lievitazione di farina di grano o orzo con acqua, sale e lievito, viene lavorato a mano per renderne omogenea la struttura e tagliato nella pezzatura desiderata secondo la tradizione locale e lavorato fino alla forma di una losanga. Con un preciso gesto si premono le quattro punte delle dita perfettamente allineate lungo l’asse della losanga determinando lungo l’asse principale una riduzione dello spessore, che agevolerà lo spacco successivo. La losanga ottenuta viene arrotolata su sè stessa in una breve forma a spirale con piccolo foro centrale e successivamente infornata a contatto con altri pezzi, in piccole palettate di sei-otto forme.

Dopo la prima cottura la singola forma, ancora calda, viene tagliata con un filo (“a strozzo”) sul piano mediano orizzontale lasciando sulla faccia dello scorrimento dello spago la caratteristica superficie irregolare.

Pane 0015 bn.jpg

I due pezzi ottenuti, quello inferiore col fondo piatto e quello superiore con il dorso curvo, si cuociono nuovamente in forno (bis-cotto) per eliminare l’umidità residua della pasta. La frisa viene conservata in contenitori di creta (oggi in buste di plastica) per preservala dall’umidità e favorirne la conservazione. Le friselle di pezzature maggiore, per effetto delle lavorazioni precedenti la cottura, all’atto della bagnatura (sponsatura) si dividono quasi naturalmente in due parti: quella superiore più morbida in corrispondenza della faccia dello spacco e quella del fondo più dura; è usanza servirle già nel piatto divise per facilitarne il condimento. Le friselle di pezzatura minore si bagnano e si condiscono intere. La pezzatura della singola frisella, in passato, corrispondeva alla porzione di pane necessaria al regime alimentare di un lavoratore addetto a lavori pesanti e spesso costituiva l’intero apporto calorico del pasto. Prodotta principalmente in Puglia, è anche molto diffusa in Campania, dove prende il nome di fresella. Nella lingua italiana, grazie alla riscoperta delle tradizioni pugliesi e salentine, si sta imponendo il termine frisa.

Viene preparata con il grano del Salento, sia quello vagliato fine sia con quello con ancora parti di crusca fine (rossello).

Per gustarla si bagna in acqua fredda per un tempo che dipende dal gusto individuale e dalla consistenza della pasta cotta. Quindi si condisce, con pomodoro fresco, origano, sale e un filo d’olio extravergine d’oliva. Come variante si può strofinare uno spicchio di aglio sulla frisella prima di bagnarla, si può aggiungere del peperoncino, del cetriolo o del carosello (menunceddha, spureddhra).

Da “Wikipedia”-

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Informazioni su marìca

madre di tre, nonna di cinque, mi piace cucinare ,leggere, viaggiare, lavoro a maglia per i piccoli, traduco e pubblico modelli di maglia per bambini

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